Le vicende di questo dipinto sono note con certezza a partire dal XVII secolo, quando le guide artistiche della città lo descrivono nella chiesa di San Lorenzo, sull’altare di una cappella di proprietà della nobile famiglia bresciana degli Averoldi. Benché non vi siano riscontri documentari, sembra acquisito che la committenza dell’opera vada assegnata ad Alessandro Averoldi, che fu prevosto di San Lorenzo dal 1514 al 1538 e che trascorse parte della sua vita a Roma e a Venezia, a contatto con ambienti di colti e raffinati mecenati; a lui si deve del resto la costruzione, nel 1538, della cappella di famiglia, intitolata alla Beata Vergine della Misericordia.
Nel corso del XVIII secolo si sviluppò una lunga controversia tra gli Averoldi e i parroci della chiesa di San Lorenzo, che giudicavano il “piccolo quadretto” non proporzionato all’altare, fatto che determinava a loro giudizio una “disgustosa difformità in confronto degli altri altari”, i quali evidentemente erano stati rinnovati e adeguati al gusto e alle dimensioni in voga tra Sei e Settecento. La vicenda si concluse nel 1793 con la collocazione sull’altare di una nuova pala, commissionata dalla famiglia, e il trasferimento dell’Adorazione dei pastori presso il castello che gli Averoldi avevano a Lonato, in provincia di Brescia. In quell’occasione l’opera venne sottoposta a un restauro, il primo di una importante serie, per mano di un restauratore da identificare forse in Gerolamo Romani, allora operoso per i più importanti collezionisti della città. Da Lonato il dipinto fu trasportato nel duomo cittadino, dove un altro Averoldi, Giovanni Battista, svolgeva la funzione di sagrestano e dove il quadro viene segnalato da una guida del 1853. Nel 1921 il Capitolo e la Fabbriceria del Duomo decisero di trasferirlo alla Pinacoteca.
Attribuita dalle fonti antiche a Giorgione, l’opera è oggi unanimemente riconosciuta al pittore veneziano Bernardino Licinio e assegnata, per ragioni stilistiche, agli anni intorno al 1530. Essa presenta alcune particolarità iconografiche tali per cui, forse, anziché chiamare questo dipinto una Adorazione dei pastori, dovremmo intitolarlo “Sacra Famiglia venerata da due devoti in abito di pastori”. Di fatto, sembra che nelle due figure dei pastori si possano riconoscere dei “ritratti nascosti”: in particolare nella figura in primo piano, connotata da più marcati accenti naturalistici e introdotta al cospetto della Vergine dal gesto di San Giuseppe si potrebbe pensare di dover riconoscere il committente, Alessandro Averoldi. Va altresì rilevato che il personaggio reca una borraccia e una sacca appese alla cintura, elementi che creano una significativa sovrapposizione con la figura del pellegrino: è possibile quindi che, nel farsi raffigurare come umile pastore inginocchiato ai piedi della vergine, Averoldi volesse anche richiamare il concetto di “homo viator”, ovvero del pellegrino che con umiltà decide di vivere la propria vita seguendo il cammino tracciato da Cristo. In tal caso, il fatto che egli si presenti a piedi scalzi assume un significato ulteriore rispetto a quello della semplice dichiarazione di umile adorazione.
Infine, la particolarità della scena è accresciuta dalle scelte compiute dall’artista rispetto all’ambientazione: diversamente dal paesaggio inospitale descritto dalla tradizione cristiana, Licinio tratteggia qui una natura fiorita, ricca di verdi pascoli. L’iconografia della Natività – richiamata dall’episodio dell’annuncio ai pastori, sullo sfondo, e dalla presenza dell’architettura diruta che fa da quinta, simbolo del passaggio dal paganesimo del mondo classico alla nuova era della cristianità – si fonde quindi a quella delle sacre conversazioni ambientate nell’idillico paesaggio del riposo nella fuga in Egitto.
Roberta D’Adda
Adorazione dei pastori
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Titolo
Adorazione dei pastori
Data
1530
Collocazione
Tipo di oggetto
Materia e tecnica
Dimensioni
cm
105
x 142,5
Inventario
DI303
Ingresso
1921, deposito, Capitolo della Cattedrale di Brescia
Provenienza
1660 ante - 1793, Brescia, Chiesa di San Lorenzo
1793 - 1853 ante, Brescia, Palazzo Averoldi
Bibliografia
Fossaluzza G., [Scheda] in Pinacoteca Tosio Martinengo. Catalogo delle opere. Secoli XII-XVI, Venezia 2014, pp. 162-165, cat. 91