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L’Angelo è uno dei quattro frammenti superstiti a oggi noti dell’Incoronazione di san Nicola da Tolentino, una grande pala lignea commissionata nel 1500 a Raffaello e a un altro pittore, Evangelista di Pian di Meleto, dal mercante Andrea Baronci per la chiesa di Sant’Agostino a Città di Castello. Nel 1500 Raffaello aveva diciassette anni: nel contratto di allocazione, tuttavia, veniva indicato come “magister” e menzionato prima di Evangelista, di lui più anziano e già collaboratore di suo padre, Giovanni Santi. La pala rimase nella cappella Baronci fino al 1789, quando fu gravemente danneggiata da un terremoto. Il successivo acquisto da parte di papa Pio VI determinò lo smembramento della tavola, probabilmente al fine di convertire in quadri da stanza i brani pittorici meglio conservati; nel 1798 il sacco di Roma a opera delle truppe francesi comportò poi la dispersione dei frammenti.
Negli anni 1822-1823 il collezionista bresciano Paolo Tosio acquistò l’Angelo sul mercato fiorentino, tramite l’amico Teodoro Lechi e con il corredo di un certificato dei professori dell’Accademia di Firenze, che interpretavano il soggetto come “ritratto di un giovane” (l’ala oggi visibile era occultata da una ridipintura) e lo attribuivano alla “prima maniera di Raffaello”. In sintonia con il giudizio formulato sull’artista negli scritti di Quatremère de Quincy (1824, poi tradotti in italiano dal bresciano Francesco Longhena nel 1829), gli amatori ottocenteschi plasmati dall’estetica neoclassica dovettero riconoscere in questo volto – che allora era ritenuto un ritratto – la piena espressione del Bello Ideale, non distante dalla purezza e dalla semplicità astratta dell’arte greca.
Passato nelle raccolte cittadine nel 1844 ebbe nei diversi inventari varie attribuzioni: scuola di Raffaello, Cesare da Sesto, Timoteo Viti. Soltanto quando Oskar Fischel (1912) vi individuò l’Angelo alla sinistra di San Nicola da Tolentino nella pala di Città di Castello si procedette alla completa pulitura del fondo e alla messa in luce di parte delle ali, dell’architettura di fondo, di un margine del libro tenuto in mano da San Nicola. Negli stessi frangenti, vennero riconosciuti come appartenenti alla pala anche i frammenti ora a Napoli (Museo di Capodimonte) con Il Padre eterno e la Vergine, mentre un secondo Angelo è stato rintracciato in tempi più recenti e si trova ora al Louvre.
La precocità di quest’opera la pone al centro del dibattito critico relativo alla formazione di Raffaello, e in particolare al ruolo svolto da Perugino e alle differenti influenze che agirono sul giovane pittore, a cominciare da quella di Luca Signorelli, che probabilmente introdusse Raffaello presso i committenti tifernati, e di Pinturicchio, cui si deve forse il passaggio di Raffaello a Perugia nei primi anni del Cinquecento, quando Perugino era assente da là.
Roberta D’Adda

Titolo
Angelo
Data
1501
Tipo di oggetto
Dimensioni
cm 31 x 26,5
Inventario
DI149
Ingresso
1844, legato, Paolo Tosio
Provenienza
1789 ca. ante, Chiesa di Sant'Agostino
1789 post, Città del Vaticano, Palazzi Vaticani, Collezione Papa Pio VI
Bibliografia
Paletti G., [Scheda] in Raffaello giovane a Città di Castello e il suo sguardo, Cinisello Balsamo (MI) 2021, p. 188, cat. 9