Si tratta di un armadio sagomato, retto da quattro piedi a ricciolo intagliati e dorati, con anta frontale e fianchi concavi, terminante con cornicione superiore e candelabre laterali decorate a monocromo bruno. Su un fondo color crema si alternano su tutta la superficie, scandendo le ripartizioni costruttive del mobile, scene di nani e grottesche con animali.
Sul fronte, nella specchiatura superiore, sopra a dei fauni suonatori, il leone è affrontato al coniglio e la leonessa al porcellino d’India. In quella inferiore due nani duellano sotto ad un piccolo baldacchino da cui pende un medaglione ovale con il ritratto di una dama. In alto, al centro, campeggia uno stemma con leone rampante. Sui due fianchi sono rappresentati Ercole a sinistra e Minerva a destra. Sopra e sotto, nei girali della decorazione, nani e gobbi suonano, cantano, duellano, intervallati da scimmie, orsi, draghetti e altri animali. Benché le tipologie e le attività dei nani raffigurati possano ricordare quelle dei celebri “gobbi” di Callot, in realtà nessuno di loro discende direttamente dai modelli delle incisioni callottiane.
Il mobile ripete, nel tipo di decorazione e nella intonazione della policromia, l’unico altro armadio finora conosciuto attribuibile a Faustino Bocchi. Prima dei restauri moderni entrambi i mobili avevano una ridipintura uguale nella parte inferiore (testimoniata da fotografie), ciò che fa presupporre che siano stati della stessa proprietà almeno per un certo tempo della loro storia pregressa.
Nell’armadio Tosio Martinengo la presenza delle due divinità suggerisce una lettura di tutta la decorazione in una chiave allegorica di non facile scioglimento. Sul cornicione superiore la rappresentazione di molti simboli riferibili al tempo (come la clessidra dotata di ali, la tartaruga, il globo alato) suggerisce un richiamo alla sua fuggevolezza, in una sorta di vanitas cifrata. Alla sommità dell’anta centrale sono raffigurati gatto e scimmia da un lato e cane e un animale forse identificabile in un babbuino dall’altro. Gli accostamenti suggeriscono che gli animali siano personificazioni di doti contrapposte o complementari, come la furbizia per gatto e scimmia, la fedeltà per il cane e la conoscenza per il babbuino. Gli stessi Ercole e Minerva sono due personificazioni: il primo della forza e la seconda dell’ingegno e della sapienza, altre virtù contrapposte e complementari. Minerva, inoltre, era la protettrice delle arti e dei mestieri. La presenza della dama incorniciata in un finto medaglione ovale e lo stemma superiore al centro sembrerebbero ricondurre alla committenza. Va detto, però, che lo stemma con il leone rampante, volto a sinistra in campo bianco, più che l’emblema araldico di una famiglia sembra essere proprio lo stemma della città di Brescia. Considerazione, quest’ultima, che apre forse prospettive più ampie nella valutazione del significato del programma decorativo.
Nell’insieme, comunque, la complessità della decorazione e il fatto che essa sia stata concepita e strutturata secondo un preciso dettato, rendono il mobile un unicum eccezionale. Si può inoltre affermare che il mobile non può essere nato isolato, ma doveva far parte in origine di un ambiente unitario, dove altri mobili, porte, infissi e forse pareti o tele ripetevano gli stessi stilemi, dettati da un gusto sul filo del giocoso e dell’eccentrico. Il perduto appartamento dei nani di Enrico Albricci in Villa Alari Visconti a Milano, di cui sappiamo che oltre ai dipinti aveva anche caminiera e specchiera decorate a nani, e perfino sgabelli a forma di fungo e mobili di piccolo formato, può costituire un esempio di come dovevano essere simili ambienti, destinati probabilmente ai bambini.
A Brescia esiste tuttora un raro esempio di questo genere, il salottino di palazzo Avogadro ora Lechi, nel quale la bottega del Bocchi venne chiamata a dare il meglio di sé in un insieme coerente, dove la collaborazione tra i fratelli e il doratore concorse a creare un ambiente che può essere considerato uno dei migliori raggiungimenti della pittura di pigmei.
Armadio
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Titolo
Armadio
Autore
Data
1732
Collocazione
Tipo di oggetto
Dimensioni
cm
217
x 168
x 61
Inventario
AD39
Ingresso
2008, acquisto
Bibliografia
Olivari M., [Scheda] in Pinacoteca Tosio Martinengo. Catalogo delle opere. Seicento e Settecento, Venezia 2011, pp. 93-96, cat. 41