L’opera – firmata sul violoncello del musicista sulla sinistra – approdò intorno alla metà del XIX secolo nella collezione Peloso, trovando posto prima nell’anticamera del palazzo genovese della famiglia, già di proprietà Rivarola, poi nella sala da pranzo della residenza di Novi Ligure, dove fu trasferita dal 1864 l’intera raccolta. La tela raffigura un concerto, soggetto assai ricorrente nella produzione di Cipper. È però del tutto eccezionale una così folta presenza di figure: si erge al centro, perno dell’intera composizione, il direttore d’orchestra, che indossa un cappello piumato e veste una giubba stracciata aperta sul petto nudo. Attorno a lui si accalca l’intera banda: un suonatore di violoncello, uno di flauto e un violinista – che, posto lo strumento sotto braccio, tracanna del vino -, oltre a una serie di cantori, perlopiù donne, di ogni età. Inginocchiata in primo piano, c’è una giovane fruttivendola, forse di ritorno dal suo giro di vendita, mentre seduti al tavolo centrale si collocano una madre con il figlio in braccio – che a sua volta trattiene un cagnolino – e un giovane sorridente che regge un gatto e beve da una brocca. Vestono tutti abiti raffazzonati e sdruciti, che li identificano come dei popolani, forse degli zingari, e si collocano all’aperto, entro una corte su cui si affacciano degli edifici in rovina.
Il clima è disteso e sorridente, e non mancano – com’è tipico delle scene di Cipper – allusioni erotiche più o meno esplicite. Quest’ultime sono veicolate non solo dai gesti e dagli ammiccamenti dei personaggi, ma anche dal valore simbolico assunto da altri elementi, solo apparentemente di corredo, presenti in scena: le zucche, le pesche, il formaggio, il salame, il pane, il coltello, la brocca e i fichi, che rimanderebbero, di volta in volta, alla sfera sessuale femminile o maschile, secondo una ben radicata tradizione iconografica.
Sul piano stilistico l’opera riflette pienamente i caratteri peculiari della produzione di Cipper, come la composizione delle figure secondo direttive diagonali e il montaggio di prototipi ricorrenti secondo un sistema “a patchwork”. Il gesto del direttore d’orchestra con il braccio alzato, per esempio, torna in altri concerti di Todeschini, oltre che in sue numerose raffigurazioni con protagonista il maestro di scuola. Altri elementi tipici sono la predilezione per una palette assestata sui toni del marrone, benché movimentata da isolate accensioni di bianco, rosso e blu, e l’uso teatrale della luce, che accende e spegne le figure con intento scenografico. Come di consueto, Cipper tinge le sue opere con straordinari inserti di natura morta, stesi con un tratto rapido e compendiario che vivifica l’impressione della percezione reale. Esemplificativa, a tal proposito, è la tavola col cibo al centro della scena o la cesta di frutta in primo piano.
L’opera si impone per qualità pittorica come una delle prove più riuscite della maturità di Cipper, distinguendosi anche per l’efficacia dell’impianto scenico complessivo, a cui concorrono le considerevoli dimensioni, e per l’ottimo stato di conservazione.
Nicola Turati
Concerto zingaresco
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Titolo
Concerto zingaresco
Data
1720 - 1730 ca.
Collocazione
Tipo di oggetto
Dimensioni
cm
245
x 180
Iscrizioni
Sul violoncello del musicista in primo piano
: JACOB FRANCES ZIPPER PINXIT
Inventario
DI2713
Ingresso
2025, deposito, Andrea ed Enrico Peloso
Provenienza
1846 ante - 1864, Genova, Collezione Peloso
1864 - 2025, Novi Ligure, Collezione Peloso
Bibliografia
Dell'Omo M., [scheda] in Il teatro del quotidiano. Giacomo Francesco Cipper Tedesco (1664-1736), Trento 2025, pp. 228-231, cat. IV.7