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Prima del suo trasferimento in Pinacoteca, avvenuto nel 1913 per volontà del giovane direttore Giulio Zappa, il dipinto era conservato presso la Civica Biblioteca Queriniana, insieme ad altri in parte provenienti dalle soppressioni napoleoniche. Benché l’opera non sia firmata e neppure documentata dalle fonti antiche, gli studiosi concordano nell’assegnarla a Luca Mombello, un pittore di origine bresciana che si formò nella bottega di Moretto.
Nonostante nel tempo si siano susseguite interpretazioni divergenti, non sembra permangano dubbi sul fatto che il tema principale è la celebrazione della Madonna come Immacolata, e quindi per traslato del suo ruolo salvifico. L’insieme costituisce, rispetto all’epoca e al contesto culturale nel quale fu realizzato, una rarità: ed è, se non un unicum, certo un dato singolare il fatto che alla Vergine si affiancato Dio Padre, che la indica all’attenzione dei fedeli allo scopo di sollecitare la loro devozione. In passato, nella figura maschile coronata erano stati riconosciuti anche Salomone e Davide: la segnalazione di una seconda versione della composizione, realizzata anch’essa da Mombello ma in dimensioni leggermente più grandi, ha permesso però di chiarire questo aspetto: in tale dipinto, conservato in collezione privata, la figura maschile presenta un’aureola di forma triangolare, dettaglio che conferma fuori di ogni dubbio che si tratta qui dell’Eterno.
La scena è ambientata in un lussureggiante giardino, nel quale gli studiosi hanno riconosciuto ora il Giardino dell’Eden, ora il giardino chiuso (“hortus conclusus”) menzionato nel Cantico dei Cantici come simbolo della sposa e della verginità, temi che possono essere letti, com’è ovvio, in chiave mariana. Dalle differenti interpretazioni dello spazio principale derivano differenti letture dei principali elementi che lo compongono. L’edificio sullo sfondo può raffigurare quindi la porta del paradiso (“ianua coeli”), sorvegliata dall’arcangelo Raffaele con la spada fiammeggiante, ma anche la “turris eburnea” del Cantico: entrambe le formule, del resto, erano divenute titoli della Vergine nelle litanie lauretane, ovvero le suppliche che si recitano alla fine del rosario. La Madonna è rappresentata come novella Eva nell’atto di schiacciare il serpente del peccato, tradizionalmente raffigurato con sembianze femminili.
Secondo lo stile caratteristico dell’artista – che gli è valso anche critiche, come quella di essere sopraffatto da una sorta di horror vacui – il dipinto è denso di particolari. Le vesti sontuose, arricchite di lacche, sono completate da gioielli: il fermaglio che ferma il piviale del Padre Eterno, le perle che ornano la corona e il bastone in cristallo di rocca. Lo sfondo è ravvivato da una sovrabbondanza di fiori, alberi e animali ora reali ora fantastici: tutti possono essere letti in chiave simbolica come attributi della Vergine. È il caso, per esempio, dell’unicorno: unendo la potenza del corno, simbolo della spada divina, alla purezza di un manto immacolato, esso rappresenta la Vergine fecondata dallo Spirito Santo.
Il dipinto è completato dalla cornice, senza dubbio originale e concepita per lui: essa presenta, secondo lo schema detto “alla Sansovino”, un’esuberanza di motivi decorativi tratti dall’antichità classica, come volute, capitelli, festoni, teste di cherubino e cartigli, parzialmente sovrapposti, che danno luogo ad un complesso ricco e fastoso. Ai lati sono poste due cariatidi o erme, che sorreggono la decorazione della sommità, che reca al centro l’Albero del Bene e del Male, ideale prosecuzione di quello raffigurato nel dipinto. Secondo la tradizione, Mombello svolgeva nella bottega di Moretto anche la funzione di intagliatore, e si può quindi concludere che anche la cornice sia opera sua.
Nell’insieme l’opera presenta quei caratteri di gradevolezza e di ingenuo garbo che, stando al giudizio espresso dalle fonti antiche, erano studiati per compiacere alle monache, che apprezzavano un tal genere di pittura e si rivolgevano a Mombello con pluralità di committenze: e in effetti non è improbabile che il dipinto, per il soggetto e per il suo svolgimento, fosse destinato alla devozione femminile.
Roberta D’Adda

Titolo
Dio Padre e la Vergine Immacolata
Data
1560 - 1580 ca.
Collocazione
Tipo di oggetto
Materia e tecnica
Dimensioni
cm 87 x 79,3
Inventario
DI107
Ingresso
1913, Trasferimento
Provenienza
1913 ante, Brescia, Biblioteca Queriniana
Bibliografia
Frisoni F., [scheda] in Sacro al femminile. Opere degli allievi di Moretto, Cinisello Balsamo (MI) 2022, p. 60, cat. 5