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Il dipinto abbelliva un tempo la villa di Sorbara dei Tosio con l’attribuzione a Caravaggio: l’altisonante nome è ripetuto nell’inventario del 1844 (ma l’effigiato è stranamente descritto come suonatore di liuto) e tale attribuzione si ripete nei successivi cataloghi sino alla variante proposta dal Nicodemi nel 1927 di ascrivere la tela al più modesto seguace del Merisi Bartolomeo Manfredi.
È stato Roberto Longhi per primo nel 1943 a fare il nome di Nicolas Tournier (pittore allora semisconosciuto) e da quel momento l’attribuzione non è più stata messa in discussione.
Arnaul Brejon ha ipotizzato la presenza di un pendant, perché il flautista si volge verso la sua destra, oppure che l’opera sia un ritaglio da una più grande tela raffigurante dei Bevitori, ma questa congettura può essere senz’altro respinta perché da un’analisi dell’opera non è emersa traccia di resecature sui bordi.
Esami radiografici effettuati nel 2002 hanno invece permesso di acquisire alcune novità: il volto era originariamente disposto più frontale, con la bocca semiaperta e l’artista è intervenuto con varie correzioni nelle mani. Inoltre il pittore ha riusato capovolgendola una tela su cui in precedenza aveva abbozzato una figura seminuda e barbuta.
Tournier fu a Roma fra il 1619 e il 1626, membro dei gruppi di caravaggisti, condividendo l’avventura artistica con Valentin de Boulogne e divenendo seguace del Manfredi di cui imitò anche alcune opere, dovrebbe aver dipinto la tela della Pinacoteca verso la fine del soggiorno romano e l’opera sarebbe a giudizio di Axel Hémery una delle più importanti dell’ultimo periodo.
Il flautista Tosio è ritratto con il busto ruotato a tre quarti verso la propria sinistra, mentre ha la testa tutta volta alla propria destra. La forte torsione consente alla lama di luce radente proveniente dalla sinistra di far risaltare la manica di broccato di raso bianco argenteo, decorata da una elegantissima striscia di velluto nero, e le mani affusolate che impugnano lo strumento come se il giovane si stesse concedendo una pausa nel mezzo dell’esecuzione di una melodia. Il forte chiaroscuro in basso è spezzato dal mantello marrone rosso che gli avvolge le spalle, mentre sopra di nuovo la luce scolpisce il bel viso dai lineamenti gentili e, contrapposta all’ombra profonda creata dal berretto sulle ventitré, esalta i biondi baffi e la rada barbetta.
Un sapiente distribuire le zone di luminosità d’ombra sino alla piuma rossa che costituisce il culmine fanno di questo dipinto un eccellente saggio di caravaggismo. Come la melodia che dovremmo poter ascoltare se il giovane potesse intonarla, così il pittore ha dato vita a una composizione armoniosa, perfettamente calibrata nei valori luministici e nella brillante variazione di una ridotta gamma di tinte.
Giambattista Ceruti

Titolo
Flautista
Data
1626
Tipo di oggetto
Materia e tecnica
Dimensioni
cm 77 x 61
Inventario
DI215
Ingresso
1844, legato, Paolo Tosio
Bibliografia
Laureati L., [Scheda] in Pinacoteca Tosio Martinengo. Catalogo delle opere. Seicento e Settecento, Venezia 2011, pp. 363-365, cat. 242