Il fregio proviene dal palazzo sito in via Dante 15 che per quasi due secoli fu la residenza del Podestà, una delle due massime autorità veneziane preposte alla guida di Brescia e del suo territorio. L’edificio entrò in possesso del Comune di Brescia alla morte del condottiero Francesco Bussone detto il Carmagnola, fatto giustiziare dal Senato veneziano per sospetto tradimento nel 1432, dopo la battaglia di Maclodio (1427), che aveva definitivamente assegnato Brescia alla Serenissima.
L’edificio rimase di proprietà pubblica sino al 1593-1596, quando fu venduto a esponenti dell’aristocrazia bresciana e pertanto il fregio realizzato da Lattanzio Gambara fu commissionato dal Comune. A fine Seicento, Francesco Paglia (1675-1714) segnala nel suo Giardino della Pittura l’esistenza, a decorazione di un salone al primo piano, di “un gran Freggio di Figure marittime grandi al Naturale, con infiniti Bambini, che scherzano tra animali di varie sorti”. L’affresco è rimasto in loco sino al 1905, quando fu strappato in seguito alla ristrutturazione del palazzo voluta dal nuovo proprietario, l’industriale Giulio Togni, e in quella circostanza pervenne alla Pinacoteca.
Si sono fatti numerosi tentativi di ricostruire l’insieme, ma troppe sono le lacune e solo qualche parte sembra poter essere posta in sequenza per coprire gli spazi che dovevano trovarsi vicino alla linea di imposta del soffitto di pareti che probabilmente misuravano 8-9 metri nei lati lunghi e sui 5 in quelli corti. I frammenti 102, 103, 106, 99, forse anche il 105, possono essere accostati per la presenza di putti ruzzanti che reggono festoni vegetali e stanno in groppa a cavalli marini affrontati e inframmezzati da visi mostruosi. Il gruppo 100, 101 e 104 si caratterizza invece per mascheroni mostruosi che si accampano entro valve di conchiglioni o sormontano capitelli ionici. La presenza dei putti è soverchiata da quella di sfingi ai lati delle valve e da figure umane adulte variamente distese e fortemente scorciate.
Gli studiosi sono sostanzialmente concordi nel ritenere il fregio sia stato dipinto negli anni in cui il Gambara era da poco entrato nella bottega del Romanino (1549), subito dopo il ritorno a Brescia da Cremona, dove aveva sperimentato l’apprendistato presso Giulio Campi.
Giambattista Ceruti
Fregio con putti, cavalli marini, figure fantasiose e mascheroni
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Titolo
Fregio con putti, cavalli marini, figure fantasiose e mascheroni
Data
1550 - 1555 ca.
Collocazione
Tipo di oggetto
Insieme di appartenenza
Materia e tecnica
Dimensioni
cm
84
x 323
Inventario
DI103
Ingresso
1905-1906 (?), Trasferimento
Provenienza
1550/1555 ca. - 1905/1906 (?), Brescia, Palazzo del Podestà
Bibliografia
Piazza F., [Scheda] in Pinacoteca Tosio Martinengo. Catalogo delle opere. Secoli XII-XVI, Venezia 2014, pp. 277-280, cat. 144b