Il capitello, pregevole opera scultorea del XII secolo, proviene dalla cripta della Chiesa di San Salvatore, che fu costruita presumibilmente attorno al 762 d.C. per accogliere le reliquie della Santa Martire cartaginese Giulia, giunte a Brescia dall’isola di Gorgona. L’impianto antico della cripta venne modificato attorno al XII secolo per rendere il luogo maggiormente degno dei sacri tesori che si trovavano al suo interno e adattarlo al passaggio dei pellegrini; l’assetto cambiò radicalmente e fu in questa fase che il capitello venne realizzato.
Rarissimo esempio bresciano di scuola antelamica, il pregevole manufatto è stato prodotto in una bottega di alto livello, per volontà di una committenza colta e raffinata, considerata la speciale iconografia che riporta.
La struttura del capitello si divide in quattro parti, ripartita agli angoli da quattro foglie di acanto che separano tra loro le diverse facce, che accolgono scolpite quattro diverse scene di martirio di Santi, le cui reliquie erano probabilmente conservate all’interno della cripta:
San Pimeneo: il Santo viene spinto da una guardia dell’Imperatore Giuliano nelle acque del Tevere.
San Lorenzo con Sant’Ippolito: una leggenda che riguarda il protomartire racconta che San Lorenzo venne incarcerato all’interno dei sotterranei dell’abitazione del centurione Ippolito. Grazie alla forza della sua fede riuscì però a convertire sia il centurione che la sua intera famiglia. L’iconografia presentata mostra il Santo rinchiuso nella graticola, strumento del suo martirio, che curiosamente però prende le sembianze di un pulpito.
Santa Giulia Crocifissa viene raffigurata nel momento in cui viene martoriata da due aguzzini dopo essere stata crocifissa. Dall’alto appare la mano divina che accoglie la sua anima in forma di colomba.
Santa Giulia con i simboli del martirio e tre figure femminili: si tratta sicuramente dell’immagine più interessante e particolare. La martire cartaginese infatti viene rappresentata vivente priva di aureola mentre nelle mani regge la palma del martirio ed una croce astile. Accanto a lei appaiono tre figure femminili di cui due generiche ed una caratterizzata da un abito sontuoso ed una corona. L’interpretazione è abbastanza controversa ma le tre giovani si possono intendere come la rappresentazione delle figlie di Santa Sofia: Pistis, Elpis e Agape (personificazioni delle tre Virtù teologali: Fede Speranza e Carità, simbolicamente figlie della Sapienza). Nello specifico la fanciulla incoronata potrebbe rappresentare Elpis, ovvero la Speranza, secondo un’iconografia tradizionale. In questa scena si nota uno straordinario sincretismo tra la santa martire e il monachesimo femminile: l’esempio di una vita in nome della parola divina doveva educare e confermare alla vita del cenobio, insegnando la pazienza e rinforzando la fede.
Il capitello assieme ad altri sette fu rimosso dalla cripta attorno al 1825, perché si preferì collocarlo all’interno dell’allora nascente Museo Patrio, allestito all’interno del Capitolium. A fine ‘800 tutti e otto furono spostati nel Museo dell’Età Cristiana, all’interno dell’odierna chiesa di Santa Giulia, e da qui, in epoca moderna collocati nella sezione del museo dedicata alla “storia del monastero”.
La lunetta proviene dall’ala nord del chiostro settentrionale del convento di Santa Caterina a Brescia, dal quale venne strappata nel 1955 da Battista Giuseppe Simoni per “l’avanzato grado di deterioramento”.
Questo tratto del chiostro, insieme alla parete sud della chiesa, fu risparmiato dalle demolizioni degli inizi del Novecento ed è l’unico elemento ancora esistente di questo splendido complesso monastico trecentesco che ospitava le domenicane di Pavia. La chiesa doveva essere adorna di notevoli composizioni pittoriche tre-quattrocentesche, di cui rimangono alcuni pregevoli lacerti nella collezione della Pinacoteca Tosio Martinengo.
Davide Sforzini
Il martirio di Santa Giulia
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Titolo
Il martirio di Santa Giulia
Autore
Data
sec. XII
Collocazione
Tipo di oggetto
Insieme di appartenenza
Materia e tecnica
Inventario
ML130
Ingresso
1825, Trasferimento
Provenienza
XIX secolo ante, Brescia, Basilica di San Salvatore
Bibliografia
Stradiotti R., La storia del monastero in Santa Giulia. Museo della Città a Brescia., Brescia 2004, pp. 39-40