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La grande pala ornava l’altare maggiore della distrutta chiesa di San Domenico a Brescia che secondo la tradizione sarebbe stata fondata per volere dello stesso santo. Quando a partire dal 1609 l’edificio medievale venne demolito e ricostruito a una sola navata, su disegno del Bagnatore, il dipinto venne conservato e ricollocato nella stessa funzione. Con l’arrivo delle truppe napoleoniche, nel settembre del 1797 il convento fu soppresso e l’intero complesso venne acquistato dall’Amministrazione degli Spedali Civili per farne dal 1847 la nuova sede del nosocomio cittadino. La chiesa ormai sconsacrata fu spogliata degli arredi che andarono via via dispersi (la pala del Romanino fu prima depositata in Pinacoteca e poi acquistata nel 1865 dal Comune) e infine distrutta nel 1883.
Con questa allogazione Romanino torna a lavorare nel quinto decennio del Cinquecento per i domenicani, per i quali in precedenza aveva realizzato affreschi nel chiostro dei Morti, che non furono tuttavia completati, o perché non piacquero ai frati o perché il pittore chiese un compenso più alto di quello pattuito inizialmente.
La pala celebra l’ordine domenicano proponendone le figure più rilevanti. Al centro, preminente innalzato su una sporgenza, giganteggia il fondatore San Domenico di Guzmán (1170ca.-1221), che regge nella mano destra il modellino di una chiesa, forse riproduzione dell’edificio medievale bresciano, ma soprattutto eloquente simbolo del sostegno da lui dato con la fondazione dell’ordine al movimento di riforma che investì la Chiesa di Roma nel XIII secolo, per impulso di papa Innocenzo III e dei Mendicanti. Alla sinistra del fondatore l’artista colloca San Pietro Martire (1205ca.-1252), con il coltello infitto nella testa a ricordo della sua morte per mano degli eretici catari, da lui ostinatamente combattuti come inquisitore; in corrispondenza, a destra, si erge sant’Antonino, teologo e vescovo di Firenze (1389-1459), canonizzato nel 1523. Questi si volge a san Vincenzo Ferrer (1350-1419), con gli attributi del giglio e della colomba a significare l’ispirazione dello Spirito Santo. Gli attributi di questo santo hanno lasciato a lungo incerta l’identificazione dell’effigiato, perché essi ricorrono anche per altri santi domenicani quali san Tommaso d’Aquino (1225-1274), che va però identificato con il santo che si trova nel dipinto in posizione simmetrica a sinistra ed è caratterizzato da una stella sul petto. Secondo una pia leggenda, il sommo teologo sarebbe apparso accanto a sant’Agostino a un frate domenicano proprio nella chiesa bresciana, recando sul petto un carbonchio che illuminò l’intera aula. Il miracolo bresciano divenne elemento differenziante dell’iconografia del santo. Alle due estremità seguono i due fondatori della Chiesa, San Paolo, che si sostiene alla spada del suo martirio, e San Pietro, che impugna le chiavi. È evidente il desiderio della committenza di sottolineare il contributo dato alla affermazione dell’autorità romana dall’ordine domenicano con la sua opera di rigorosa imposizione dell’ortodossia dottrinale e con l’apostolato.
A significare il legame dell’ordine con Brescia, in primo piano stanno inginocchiati, in contrapposto, i santi Faustino e Giovita, patroni della città, nelle vesti di soldati, a ricordo del loro leggendario intervento miracoloso sugli spalti del Roverotto, nel 1438, a difesa della indipendenza civica, contro le truppe milanesi assedianti guidate dal Piccinino. Ai due martiri locali Romanino dedica particolare attenzione, ritraendoli in armature sapientemente lumeggiate e in preziose sopravvesti. Un santo rivolge le mani giunte a Domenico mentre l’altro dialoga con il fedele invitandolo, mano sul petto, alla preghiera devota.
Alle spalle della chiostra di santi, lo spazio si slarga verso due bellissime colline bagnate di morbido e caldo chiarore, dove si innalzano edifici e ruderi che spiccano in controluce. Isolato emerge qui il busto di San Domenico, la cui testa Romanino colloca al centro della pala, al punto di congiunzione fra le due diagonali, e lo sguardo estatico rivolto verso la divinità introduce alla zona superiore, riuscendo così a ricucire la distinzione fra alto e basso che è un forse uno stilema morettesco.
Uno spunto compositivo da una delle venti xilografie dalla Vita di Maria pubblicata da Albrecht Dürer nel 1511 (Assunzione e incoronazione della Vergine del 1510) ha suggerito a Romanino la disposizione della parte superiore della pala: l’indizio più evidente sono le nuvole ad angolo ottuso, che ribadiscono il profilo della sottostante scena terrena. Al di sopra di una nuvola, attorno a cui svolazzano vispi e ruzzanti angioletti, la Vergine viene incoronata dalla Santissima Trinità.
Giambattista Ceruti

Titolo
Incoronazione della Vergine e san Domenico tra i santi Faustino, Paolo, Tommaso d’Aquino, Pietro Martire, Antonino, Vincenzo Ferrer, Pietro e Giovita
Data
1545 - 1548 ca.
Tipo di oggetto
Materia e tecnica
Dimensioni
cm 442 x 304
Inventario
DI96
Ingresso
1865, Trasferimento
Provenienza
1865 ante, Brescia, chiesa di San Domenico
Bibliografia
Savy B. M., [scheda] in Restituzioni 2022. Tesori d'arte restaurati, Milano 2022