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Le due grandi tele nascono indubbiamente come pendant, realizzato secondo un gusto raffinato, come suggeriscono i riferimenti puntuali a opere veneziane e romane, forse richiesti dai committenti stessi. Il silenzio delle fonti antiche, che mai le menzionano, si potrebbe motivare ipotizzando che si trovassero in un luogo non aperto al pubblico.
Le opere furono donate al Comune di Brescia dai fratelli Mangiante, nel febbraio del 1890. Diversi membri di questa famiglia avevano le proprie residenze a Brescia in via fratelli Bandiera: Lorenzo Mangiante, in particolare, acquistò in quella via il palazzo Conter, già di proprietà della famiglia Bona nei secoli XVII e XVIII.
Nella Cacciata di Eliodoro è lampante il riferimento all’affresco di Raffaello con lo stesso tema, non solo per l’ambientazione, ma anche per le citazioni quasi letterali, tra le quali emerge il gruppo centrale con il cavaliere che atterra Eliodoro. Quanto al Banchetto di Baldassarre sono più evidenti i rimandi alla cultura neoveronesiana di Sebastiano Ricci, che viene generalmente considerato il maestro del bresciano Tortelli.
Se il classicismo si ritrova soprattutto nei riferimenti figurativi e nel generale equilibrio compositivo, è però il venetismo di Ricci e di Gregorio Lazzarini a dominare, nelle ombre accentuate, nella stesura liquida e trasparente, ma anche nelle tipologie delle figure e nella risoluzione di alcuni gruppi. Nelle due tele, inoltre, convivono figure dai lineamenti anticlassici, che possono derivare dal Celesti, e volti dai profili netti e regolari, secondo un gusto rigoroso di matrice romano-bolognese.
Roberta D’Adda

Titolo
La cacciata di Eliodoro dal tempio
Data
1700 - 1705
Tipo di oggetto
Materia e tecnica
Dimensioni
cm 408 x 790
Inventario
DI12
Ingresso
1890, dono, Fratelli Mangiante
Provenienza
1890 ante, Brescia, Palazzo Conter, Collezione Mangiante
Bibliografia
Fisogni F., [Scheda] in Pinacoteca Tosio Martinengo. Catalogo delle opere. Seicento e Settecento, Venezia 2011, pp. 96-102, cat. 43b