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La tela è entrata nelle collezioni museali nel 1942 grazie al lascito Minola, che l’aveva acquistata nel 1916 a Milano presso Francesco Annoni, che a sua volta l’aveva comprata dalla famiglia Bregonzi di Varese.
Inizialmente l’opera era stata catalogata come di “Anonimo toscano vicino al Soliani o più probabilmente al Sassoferrato”, ma nello stesso 1942 la relazione con il pittore marchigiano era stata rigettata da Ugo Baroncelli, seguito da Gaetano Panazza. È stato Vittorio Sgarbi a recuperare per primo con decisione il nome del Sassoferrato, precisando tre anni dopo che la tela è una copia dalla Madonna Giustiniani di Andrea del Sarto, opera perduta ma nota attraverso una incisione di Cornelis Bloemaert contenuta nella Galleria Giustiniana, pubblicazione voluta dal marchese Vincenzo Giustiniani per illustrare la sua celeberrima raccolta di statue antiche. I primi rami furono impressi a Roma attorno al 1635 e il Sassoferrato potrebbe averne attinto per la sua creazione. Alla Royal Collection di Windsor (inv. 6091) esiste anche un disegno quadrettato di mano del Sassoferrato, tratto dall’incisione, che sarebbe lo studio preparatorio per il quadro bresciano, con qualche variante (in particolare la mano del Battista).
La tela Tosio Martinengo dovrebbe quindi essere stata realizzata dopo il 1635 e apparterebbe agli anni della formazione del pittore, “un’opera ancora ‘di tirocinio’, passaggio obbligato nella maturazione di un maestro” che si dedicò consapevolmente allo studio e alla copia di molteplici modelli del primo Cinquecento fiorentino. Della rimeditazione di questi modelli sarebbe qui testimonianza il fatto che il Sassoferrato , se si esclude il blu del manto, non impiega “quei colori smaltati che ne costituiscono la cifra stilistica consueta, per attenersi invece a una gamma cromatica meno squillante, più neutra, con ombre meno distinte”.
La composizione piramidale, che rimanda a prototipi di Raffaello (la Madonna del cardellino), offre la Vergine seduta in un vasto luminoso paesaggio, attorniata da san Giovannino grandicello, che appoggiandosi al braccio di Maria si volge malinconicamente dolce al riguardante, invitandolo con lo sguardo e con il gesto della mano a porre attenzione al bambino. Questi invece, ancora infante, sorretto dalla mano materna gioca con il velo della Madonna, cercando di attirane l’attenzione.
Sassoferrato non è un pedissequo imitatore, di fatto reinventa alcuni particolari quali l’espressione del volto della Madonna, risultando “ancor più purista del solito” sino a creare un’atmosfera “così solenne da apparire quasi commovente nel suo rigore”.
Una versione integrale della Madonna Giustiniani è conservata nella Galleria Statale di Perm, in Russia. Riconosciuta solo nel 1999, era stata inizialmente ritenuta l’originale perduto mentre oggi è attribuita al Franciabigio (Francesco Giudici, 1484-1525), pittore fiorentino che con Andrea del Sarto tenne bottega dal 1509 al 1516. Anche un dipinto su tavola del Met di New York raffigurante la sola testa della Madonna (in tutto simile alla versione di Perm) è stato ritenuto a lungo di Andrea, ma il museo americano lo espone ora con l’attribuzione al Franciabigio.
Giambattista Ceruti

Titolo
Madonna con il Bambino e san Giovannino
Data
1650
Tipo di oggetto
Materia e tecnica
Dimensioni
cm 133 x 97
Inventario
DI704
Ingresso
1942, legato, Angelo Minola
Provenienza
XIX secolo, Varese, Collezione Bregonzi
1916 ante, Milano, Collezione Francesco Annoni
Bibliografia
De Lèpinay F. M., [scheda] in Il Sassoferrato. La Devota Bellezza, Cinisello Balsamo (MI) 2017, pp. 114-115, n. 6