Il piccolo dipinto, destinato alla devozione privata, rappresenta la Madonna con il Bambino e san Giovanni fanciullo, seduti in prossimità di un parapetto. Alle loro spalle si apre un luminoso paesaggio, sommariamente descritto dal pittore in piani che digradano progressivamente dal verde di un prato all’azzurro delle montagne in lontananza.
Sul parapetto, che crea un confine e al tempo stesso un legame con lo spazio occupato dall’osservatore, sta san Giovanni Battista, qui rappresentato nella sua veste di profeta della venuta di Cristo: al di sopra della sua figura, infatti, si snoda il cartiglio con la frase “Ecce Agnus Dei, Ecce qui tollit peccata mundi”, che secondo i vangeli fu da lui stesso proclamata per annunciare la venuta del Messia. Il ruolo svolto dal Battista è ulteriormente sottolineato dal fatto che il fanciullo è inginocchiato sopra un libro chiuso, verosimilmente il Vecchio Testamento, che si intende superato con la nascita di Cristo. Significativo è anche il fatto che sia proprio lui – il primo ad amministrare il battesimo – a sostare sulla linea che divide lo spazio occupato dalle figure sacre da quello occupato dallo spettatore. Il significato dottrinale dell’opera – nascosto sotto le parvenze di un soggetto assai usuale e di una composizione semplice e immediata – è ulteriormente accresciuto dalla presenza del piccolo libro aperto posto tra le mani del Bambino, che viene quindi connotato come maestro, portatore di un nuovo sapere.
Il dipinto figurava nella collezione di Paolo Tosio, già riconosciuto come opera del Francia, artista di origine bolognese che si mostra qui particolarmente influenzato dal mondo espressivo di Perugino, presente nel capoluogo emiliano dal 1497. La dolcezza della figura della Vergine, così come l’affabilità sentimentale e la grazia dell’insieme si possono imputare proprio a questo influsso. L’opera sembra rispecchiare il gusto classicista di Paolo Tosio, nonché la sua attenzione per dipinti e artisti che – proprio come il Raffaello giovane del Redentore – potessero collocarsi nel punto di passaggio dall’arte “primitiva” del Tre e del Quattrocento (della quale costituiscono in certo qual modo il vertice) a quella “moderna” del Cinquecento. Non meno dello stile di impronta classicista, il collezionista bresciano doveva cogliere nella tavoletta quel carattere religioso profondo e sincero che non solo rispecchiava le sue proprie convinzioni ma che era anche uno dei pilastri intorno ai quali si articolò la riscoperta dei “primitivi” a opera della confraternita dei Nazareni, stabilitisi a Roma dal 1810. Il pittore bresciano Luigi Basiletti e l’incisore tedesco Ludwig Grüner, entrambi amici e consiglieri di Tosio ed entrambi introdotti negli ambienti artistici romani del primo Ottocento, dovettero svolgere un ruolo determinante nell’orientare in tal senso gli interessi del collezionista. Non è noto dove e quando il conte abbia acquistato il quadro, al quale forse si dovrebbe riferire una fugace menzione in una lettera datata 1824.
Roberta D’Adda
Madonna con il Bambino e San Giovannino
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Titolo
Madonna con il Bambino e San Giovannino
Data
1500 - 1505 ca.
Collocazione
Tipo di oggetto
Dimensioni
cm
61,5
x 46
Iscrizioni
In alto a sinistra, sul cartiglio
: ECCE AGNVS DEI ECCE QUI TOLLIT PECCATA M[V]NDI (Ecco l'Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo)
Inventario
DI140
Ingresso
1844, legato, Paolo Tosio
Bibliografia
Bliznukou A., [Scheda] in Pinacoteca Tosio Martinengo. Catalogo delle opere. Secoli XII-XVI, Venezia 2014, pp. 418-419, cat. 242