La grande tela ornava una cappella laterale della chiesa di San Giuseppe a Brescia, che era intitolata all’Immacolata Concezione, ovvero il credo secondo il quale la Madonna, concepita senza peccato per poter accogliere nel suo grembo il Salvatore, sarebbe partecipe del destino di redenzione di Cristo. Questo particolare tema influì profondamente sulla composizione del dipinto, determinando molte delle scelte compiute dal pittore.
Romanino in effetti presenta la scena della Natività inserendo diversi elementi che suggeriscono la purezza della Vergine Maria. In particolare, il pittore ha riservato ampio spazio alla rappresentazione del manto della Madonna, il cui colore bianco perla ha un chiaro significato simbolico e che va ad occupare buona parte della zona inferiore del dipinto, del quale è in un certo senso il vero e proprio protagonista. Il legame tra la Vergine e il Cristo è sottolineato dal fatto che un lembo del manto fa da lenzuolo per il Bambino, che giace addormentato su quello che potrebbe sembrare, a tutti gli effetti, un blocco di pietra. Il drappo bianco, che richiama il sudario, il sonno del Bambino, che annuncia il sonno della morte, e la pietra, che richiama la lastra del sepolcro, sono tutte prefigurazioni del destino del Salvatore.
La scelta di ambientare la scena al crepuscolo – si scorgono sullo sfondo i bagliori del tramonto, mentre la scena principale si svolge in un ambiente buio – rimanda alla tradizione iconografica del “presepe di notte”, che ebbe larga fortuna soprattutto nella pittura fiamminga e tedesca. Tale tradizione affondava le proprie radici nelle visioni descritte da Santa Brigida di Svezia, secondo la quale la Madonna, in virtù della sua purezza, partorì senza perdere la verginità e senza dolore, tra la musica soave degli angeli, mentre dal Bambino appena nato si sprigionava una luce divina. Sopra la capanna Romanino raffigura in effetti tre angeli in volo, che reggono un cartiglio con delle notazioni musicali. Si può poi pensare che l’artista abbia rivisitato il tema della luce innaturale traslandolo dalla figura del Bambino a quella della Vergine, trasformando il monumentale manto di seta bianca in una sorta di fonte luminosa e prendendo quindi, tra le vie possibili, quella naturalisticamente più plausibile. Sopra i pastori, sull’imposta dell’arco, si scorge una civetta che qui ha il compito di preannunciare il sacrificio salvifico di Cristo: tradizionalmente infatti questo uccello notturno, che vive al buio, era considerato un simbolo di Cristo, che dovette affrontare le tenebre della morte per salvare l’umanità.
L’artista ambienta la scena fra le rovine di un antico edificio, secondo una tradizione figurativa molto diffusa, che può essere messa in relazione con un’affermazione contenuta nella Leganda aurea, secondo la quale la venuta di Cristo avrebbe rappresentato “l’eterno, l’antico e il nuovo”. Nello sfondo si nota la sagoma di un palazzo in costruzione, forse la Loggia di Brescia, edificio vicino alla chiesa di San Giuseppe e che si stava completando proprio negli anni in cui Romanino dipinse questa tela. Sulla sinistra il pittore rappresenta due pastori, nei quali raffigura probabilmente i frati minori osservanti, ordine che allora aveva sede nella chiesa di San Giuseppe; queste due figure si rivolgono a San Giuseppe per chiedere spiegazioni, con un atteggiamento confidenziale, appoggiando la mano sulla sua spalla, instaurando un intenso colloquio emotivo che coinvolge anche chi guarda il dipinto. Il santo si gira per indicare il Bambino, che è adagiato su un lembo del manto della madre.
L’opera si inscrive in una fase matura dell’attività di Romanino, nella quale l’artista instaura un intenso dialogo con la pittura del bresciano Savoldo, autore di diversi “presepi di notte” e di splendide esercitazioni sul tema dei panni argentei. Il tono sommesso e raffinato che caratterizza la pala di San Giuseppe la pone in particolare intorno al 1545, in prossimità di opere quali il Cristo portacroce della Pinacoteca Tosio Martinengo, anch’esso caratterizzato da un’analoga finezza cromatica.
Roberta D’Adda
Natività
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Titolo
Natività
Data
1545
Collocazione
Tipo di oggetto
Dimensioni
cm
241
x 180
Inventario
DI84
Ingresso
1869, Trasferimento, Chiesa di San Giuseppe, Brescia
Provenienza
1869 ante, Brescia, Chiesa di San Giuseppe
Bibliografia
Savy B.M., [Scheda] in Pinacoteca Tosio Martinengo. Catalogo delle opere. Secoli XII-XVI, Venezia 2014, pp. 193-194, cat. 105