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Opera caratterizzata da un alto grado di elaborazione formale, chiaramente debitrice sia della lezione classicista di Nicolas Poussin, sia di quella neoclassica romana di matrice internazionale, la Niobe si connota come l’ultimo importante lavoro da cavalletto di soggetto storico-mitologico di Basiletti, distintosi in questo campo sin dal 1804, quando si aggiudicava con l’opera Oreste inseguito dalle furie nel Tempio di Diana il prestigioso Premio Curlandese dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove si era formato come pittore di figura negli anni 1801-1803, distinguendosi tra i migliori allievi, dopo avere frequentato in patria l’Accademia del Nudo tenuta dal salodiano Santo Cattaneo. Se l’affollata, drammatica scena rappresentata in primo piano con grande efficacia sembra ispirarsi al celebre gruppo dei Niobidi, formato da dodici statue antiche rinvenute a Roma nel 1583 e collocate a Firenze sin dal 1780, in un’apposita sala degli Uffizi, dove Basiletti ebbe certo modo di apprezzarle in occasione del suo soggiorno nella capitale toscana nel settembre-ottobre 1803 – in particolare la tragica figura di Niobe, che tenta inutilmente di proteggere dai dardi la figlia minore -, la veduta ideale di Tebe, che degrada in lontananza sotto un cielo carico di nubi, evoca invece la Città Eterna, grazie all’incongrua, ma efficace presenza, sulla sinistra della tela, dei colossali Dioscuri del Quirinale, e dell’inconfondibile architettura del Pantheon al centro della calibratissima composizione.
Roberta D’Adda

Titolo
Niobe
Data
1820
Tipo di oggetto
Materia e tecnica
Dimensioni
cm 100 x 130
Inventario
DI761
Ingresso
1844, legato, Paolo Tosio
Bibliografia
Falconi B., Luigi Basiletti e l'Antico in Luigi Basiletti e l'Antico, Milano 2023, p. 22; p. 81, cat. 37