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Le piccole tele (DI216 e DI218) provengono dalle collezioni Tosio e Brozzoni e testimoniano la continuità di apprezzamento anche nel corso dell’Ottocento per l’opera dello Zuccarelli. È noto che le famiglie Barbisoni e Lechi possedevano opere del pittore e si è fatta l’ipotesi che da queste collezioni provengano le tele ora in Pinacoteca.
Lo Zuccarelli si formò a Firenze e a Roma e nel 1732 si trasferì a Venezia, dedicandosi alla pittura di figura ma principalmente a quella di paesaggio. Negli anni Cinquanta e Sessanta soggiornò per due volte a lungo a Londra, assai apprezzato per i suoi soggetti di intonazione arcadica, tanto da divenire uno degli artisti protetti da re Giorgio III e essere tra i fondatori della Royal Academy of Arts. Dal 1771 rientrò definitivamente in Italia e coronò la sua carriera internazionale divenendo prima a Venezia presidente dell’Accademia e poi ricevendo ancora committenze a Roma e a Firenze.
I rapporti del pittore con Brescia non si limitarono ai soli acquisti da parte di collezionisti. È emerso che lo Zuccarelli fu presente nel 1745 a Ghedi per decorare la villa dei Lechi e che realizzò per la chiesa cittadina di San Bartolomeo eccezionalmente una pala d’altare raffigurante San Gerolamo Emiliani davanti alla Vergine, ora a Chiari, conservata nella Pinacoteca Repossi. La datazione delle telette alla “fine del quinto decennio” le pone pertanto in continuità con le relazioni stabilite con gli ambienti cittadini in quel torno di anni.
Nei dipinti Tosio Martinengo si ripropone un medesimo schema: in una serena realtà campestre, contro un luminoso cielo avvolgente, si accampano delle leggiadre figurine care alla temperie arcadica. Nel Riposo del cacciatore a dominare la tela è il cavallo che pascola, mentre il cacciatore seduto si riposa sorreggendosi al fucile, intento ad osservare i cani da caccia che si abbeverano al ruscello. Nel pendant dal titolo Riposo in campagna è un bovino accovacciato a far da contraltare a una donna in piedi con un cesto sulla testa che pare in procinto di riavviarsi e richiama il figlio che indugia, ancora seduto a terra a giocare con il cane.
La vivace macchia rossa della veste della donna succinta in vita nell’uno e quella del mantello posato sulla sella del cavallo nell’altro quadro accordano con il comune elemento cromatico le due tele, spiccando su i bruni e sui verdoni e la luce atmosferica.
L’altro dipinto (DI217) è ambientato in una strada di campagna e mostra l’incontro fra una giovane madre che, accompagnata dai due figli, probabilmente si sta recando a lavare i panni che porta nella cesta al fiume, dove già due donne sono al lavoro, e un viandante (forse un mendicante?) seduto sul margine della strada col proprio cane. Possiamo immaginare che il viandante stia chiedendo delle informazioni. Intanto il più grandicello dei figli timoroso si appiglia alla gonna della madre mentre l’altro, infante, ignaro di quel che accade, si diverte ad essere trasportato nella cesta.
Sono quadretti che adempiono perfettamente al compito di offrire ad acquirenti non particolarmente esigenti soggetti decorativi. L’umanità campagnola messa in posa dallo Zuccarelli non potrebbe esser più lontana da quella che nello stesso periodo compare in alcune tele del Ceruti: sono graziose figurine tipizzate, che pur appartenendo ai ceti popolari, paiono non conoscere il peso della sofferenza, della povertà e della fatica, e vivono spensierate in paesaggi dove la natura mostra soltanto il suo volto solare.
Giambattista Ceruti

Titolo
Riposo del cacciatore
Data
1745 - 1750 ca.
Collocazione
Tipo di oggetto
Insieme di appartenenza
Materia e tecnica
Dimensioni
cm 26,2 x 40
Inventario
DI216
Ingresso
1844, legato, Paolo Tosio
Bibliografia
Mondini M., [Scheda] in Pinacoteca Tosio Martinengo. Catalogo delle opere. Seicento e Settecento, Venezia 2011, pp. 295-296, cat. 189a