Nel 1828, grazie a una segnalazione del pittore e suo fiduciario Giuseppe Diotti, il conte Paolo Tosio acquistava questo ritratto a Bergamo presso la marchesa Rota Quattrini; Diotti garantiva che il dipinto era “uno dei meglio conservati e dei più famosi di Bergamo”, e che era appena stato restaurato “sotto i suoi occhi”. Il collezionista bresciano era da tempo alla ricerca di un’opera dell’artista, che proprio in quegli anni godeva di una rinnovata fortuna presso intendenti e conoscitori lombardi, grazie alla vera e propria messa in valore promossa dai bergamaschi Giacomo Carrara e Guglielmo Lochis, contemporanei di Tosio ed entrambi possessori di straordinarie quadrerie. Una volta giunto nella galleria Tosio, dove figurava esposto insieme all’altro quadro di Moroni noto come Il magistrato, il ritratto ha goduto di un’ampia fortuna critica, accresciuta dalla presenza alle più importanti mostre dedicate all’artista e alla “pittura della realtà” in Lombardia.
Il gentiluomo effigiato nella tela posa all’aria aperta: il taglio molto ravvicinato riduce al minimo la descrizione dell’ambiente e concentra l’attenzione sull’austera figura. Il fondo è costruito secondo uno schema ricorrente nei ritratti di Moroni ed è costituito da una diruta parete in pietra grigia e mattoni rossi, che sulla destra si apre per lasciar intravedere uno squarcio di cielo nuvoloso. Tracce di muschio, ciuffi di edera e di felci sommariamente descritti che si insinuano sulle crepe e sulla sommità del muro accentuano il senso della rovina e del tempo divoratore. L’uomo tiene il braccio destro disteso lungo il corpo, mentre il sinistro poggia su un plinto marmoreo all’antica: pur nella sua composta staticità e severa compunzione, la figura assume così un elegante andamento a linea serpentina.
Il gentiluomo indossa una sobria veste nera in velluto, ravvivata dal bianco colletto montante e dai polsini merlettati della camicia; l’unica concessione alla manifestazione del suo rango è costituita dal piccolo anello da mignolo che si vede sulla mano sinistra, ornato da una sobria corniola incisa, oggetto d’uso comune tra gli umanisti del Cinquecento. L’identificazione dei tre libri che il pittore ha avuto cura di rendere ben riconoscibili, lasciando in vista i titoli vergati in oro sulle coperte in cuoio, consente di avanzare qualche riflessione sugli interessi e forse addirittura sulle inclinazioni del personaggio, la cui identità non è stata sin qui identificata. Alla generica individuazione come intellettuale, forse bibliofilo, forse addirittura poeta, si possono oggi aggiungere le suggestioni derivabili dai titoli dei tre libri, riconosciuti con precisione: Degli affetti del animo. Ragionamenti fatti sopra un trattato di Galeno, in che modo l’huomo possa riconoscere se stesso et emendare la sua vita, pubblicato a Roma nel 1559; Il Dialogo di Cicerone. Dell’Amicitia intitolato il Lelio, edito a Firenze nel 1559; Del fine dell’amore di Mario Equicola, ristampato a Venezia nel 1554. Si tratta di tre volumi usciti negli anni immediatamente precedenti la realizzazione del ritratto e tutti riguardanti gli affetti e l’amore nelle sue varie forme, incluso l’amore divino, soggetto del libro di Equicola.
Il richiamo a questa dimensione sentimentale avviene attraverso un sottile suggerimento che non turba il senso di riserbo trasmesso dal ritratto, nel quale si rivela il supremo livello del naturalismo di Moroni. Accanto alla sciolta descrizione dei particolari dello sfondo, colpisce soprattutto la resa degli incarnati, che raggiunge il suo punto più alto nei particolari, come ad esempio le mani.
Roberta D’Adda
Ritratto di gentiluomo
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Titolo
Ritratto di gentiluomo
Data
1560 - 1560
Collocazione
Tipo di oggetto
Dimensioni
cm
106
x 80
Iscrizioni
In basso a destra, sul dorso del libro appoggiato al basamento
: Del Fine dell'Amore
In basso a destra, sul dorso dell'altro libro
: Dell'amicizia
In basso a destra, sul basamento
: M.D.LX.
In basso a sinistra, sul dorso del libro tenuto in mano dal personaggio
: Affetti
Inventario
DI144
Ingresso
1844, legato, Paolo Tosio
Provenienza
1828 ante, Bergamo, Collezione Carolina Rota Quattrini
Bibliografia
Facchinetti S., [scheda] in Moroni 1521-1580. Il ritratto del suo tempo, Milano 2023, p. 319, cat. IX.2