La tela è entrata a far parte delle collezioni della Pinacoteca Tosio Martinengo nel 1984 grazie al legato di Enrichetta Michovich, che diede seguito alla volontà del marito Angelo di Gioia di mantenere integra la sua collezione e di garantirle una fruizione pubblica.
L’episodio rappresentato è un estratto – portato al massimo grado di essenzialità – del celebre brano degli Atti degli Apostoli (12, 5-12) in cui si narra la liberazione di san Pietro dal carcere da parte di un angelo. Quest’ultimo abbraccia teneramente il santo, che incede di profilo, fissandolo dritto in volto con un’espressione quasi languida; le sue ali, piumate e a dir poco voluminose, si distendono sullo sfondo agendo da quinta teatrale delle figure, che ingombrano interamente la scena tagliate a tre quarti.
Nelle carte del lascito al museo, il dipinto era genericamente riferito a un anonimo maestro del XVII secolo, poi associato da Renata Stradiotti all’ambito dei primi caravaggeschi come Carlo Saraceni. Si deve a Gianni Papi la corretta attribuzione ad Antiveduto Gramatica, pittore di origini senesi trapiantato a Roma, originale interprete delle istanze caravaggesche nel primo quarto del Seicento. Il naturalismo dell’artista, infatti, si imposta su un background classicista di grande rigore disegnativo, che attinge tanto alla tradizione umbro-senese di fine Cinquecento quanto a quella emiliana e romana. È su queste basi che il pittore innesta il portato della tradizione caravaggesca, misurabile in termini di consistenza pittorica e drammaticità chiaroscurale: l’anziano e rugoso volto di san Pietro o quello per metà in ombra dell’angelo ne sono degli inequivocabili esempi.
È nota una seconda redazione del dipinto, esposta nei primi anni Novanta presso la galleria Viscontheum di Milano. Fiorella Frisoni ha ipotizzato, pur dubitativamente, di far coincidere questo esemplare con una terza versione nota dell’opera, passata in asta nel 1989 da Christie’s prima che un possibile e non documentato restauro consentisse la riemersione delle ali dell’angelo, precedentemente occultate.
Solo poche differenze segnano la distanza tra la tela qui presa in esame e quella già Viscontheum, benché quest’ultima sia connotata da un ductus pittorico più mosso e increspato e da una migliore riuscita di alcuni dettagli. Il viso ovoidale dell’angelo, per esempio, risulta un poco più rigido e meno espressivo nell’esemplare bresciano, tanto da far supporre la collaborazione di qualche esponente della produttiva bottega di Gramatica.
Nicola Turati
San Pietro liberato dall’angelo
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Titolo
San Pietro liberato dall’angelo
Data
1600 - 1626 ca.
Collocazione
Tipo di oggetto
Dimensioni
cm
100
x 76,5
Inventario
DI1520
Ingresso
1984, legato, Angelo Di Gioia ed Enrichetta Michovich
Bibliografia
Frisoni F., [Scheda] in Pinacoteca Tosio Martinengo. Catalogo delle opere. Seicento e Settecento, Venezia 2011, pp. 362-363, cat. 240